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La tua vacanza in Basilicata: Notarchirico

Posto a circa 9 chilometri dalla città di Venosa, l’area di Notarchirico è una delle più importanti località archeologiche più rilevanti a livello europeo per la presenza di un insediamento riconducibile al paleolitico. E’ possibile osservare i resti di un paleo suolo riconducibile ad un antico bacino lacustre e con la caccia che un tempo era praticata lungo le rive.

In questa area archeologica è presente una sovrapposizione stratigrafica su undici livelli riconducibile ad un periodo risalente tra i 600.00 e 300.000 anni fa.

In ogni livello sono stati portati alla luce diversi strumenti in pietra e resti di animali di grandi dimensioni, di apsecie estinte come bisonti, elefanti, buoi selvatici o rinoceronti. Particolarmente interessante è il ritrovamento di un femore di homo erectus, riconducibile a 300.000 anni fa, che rappresenta una delle testimonianze più antiche della presenza dell’uomo in Europa, oggi esposto nel Museo di Venosa.

Informazioni turistiche: l’età preistorica nel territorio di Venosa

La sequenza stratigrafica a NotarchiricoLe attestazioni più antiche della presenza dell’uomo nel bacino di Venosa sono riconducibili al periodo dell’età paleolitica. Nella zona di Loreto e di Notarchirico sono state scoperte documentazioni risalenti agli anni compresi tra 600.00 e 150.000 anni fa.

Per quanto riguarda Loret, in seguito ai numerosi studi effettuati sui reperti paleobotanici e faunistici, è stato possibile ricostruire una tipologia di paesaggio prevalentemente lacustre, abitato da uccelli acquatici e da tartarughe palustri, ma anche da equidi e differenti specie di daino.

Per l’area archeologica di Notarchirico è stato possibile, sempre in seguito a studi effettuati sui vari reperti rinvenuti, creare un ambiente forestale, che si sviluppò grazie alla presenza di un clima temperato-unido, con una fauna caratterizzata principalmente dalla presenza di elefanti, daini e bisonti. Per quanto riguarda le tracce umane sono stati rinvenuti manufatti litici utili per la caccia, per tagliare le pelli o la carne degli animali ma anche per frantumare le ossa per ricavarne il midollo.

In seguito alle numerose campagne di scavo, avviate sin dal 1980 e ancor oggi in corso, è stata rilevata una stratigrafia particolarmente articolata, infatti sono stati riportati alla luce più di undici livelli riconducibili al Paleolitico inferiore in un periodo compreso tra 600.000 e 300.000 anni fa.

Particolarmente interessanti sono i resti di animali ormai estinti con il daino ma anche il cranio di un elefante antico che assieme ad una serie di manufatti di pietra hanno fatto supporre che, nel luogo stesso del ritrovamento, furono asportate le parti commestibile dell’animale. Desta molto interesse anche la paleosuperficie, luogo in cui fu rinvenuto il femore umano di una donna adulta appartenente al gruppo dell’Homo Erectus. In base ad analisi paleontologiche effettuate sul luogo del ritrovamento, è stato possibile datare il femore al circa 300.000 anni fa e supporre che la donna fu ferita alla coscia quando era ancora in vita.

La documentazione rinvenuta a Riparo Ranaldi, presso la località Tuppo dei Sassi, risale al Mesolitico, mentre, per quanto riguarda l’età neolitica, testimonianze rilevanti sono state rinvenute presso la valle dell’Ofanto, dove sono stati riportati alla luce numerosi villaggi trincerati presso una zona ricca di percorsi fluviali e di terreni fertili, fino ad oggi ancora sfruttati per la cerealicoltura.

Tra i siti archeologici maggiormente documentati troviamo quello di Rendina dove sono stati rinvenuti i resti di un villaggio caratterizzato da capanne con pianta ovale e rettangolare con un esteso fossato di forma semicircolare per la protezione del villaggio. E’ datato verso la prima fase del Neolitico Antico, in base all’analisi sui semi rinvenuti nel terreno durante gli scavi è stato possibile identificare la diffusione della coltivazione cerealicola in queste zone e successivamente, verso la metà del V millennio, la coltivazione delle leguminose.

E’ stato possibile documentare anche l’allevamento sin dal VI millennio caratterizzato dalla numerosa presenza dei caprovini, bovini e suini. Inoltre sono anche presenti ceramiche con decorazioni impresse e alcune statue femminili, mentre nell’età del Bronzo ha un’importanza rilevante l’insediamento di Toppo Daguzzo per la posizione strategica sulla cima di una colline che gli permetteva di controllare tutto il territorio.

Verso il primi anni della Media Età del Brono, il villaggio era stanziato presso le pendici del colle e la zona centrale era occupata dalle tombe monumentali. La tomba più interessante era caratterizzata dal una notevole camera ipogeica anticipata da un lungo corridoio. Al suo interno erano presenti undici sepolture dello stesso gruppo familiare, in base alle analisi effettuate sui resti degli scheletri.

Nei corredi erano presenti numerosi vasti, armi in bronzo e oggetti d’ornamento, infine, presso il dromos sono stati scoperti alcuni frammenti di vasi micenei che attestano i rapporto tra questo villaggio e il mondo egeo.

Informazioni turistica utili

  • Città: Venosa
  • Indirizzo: località Notarchirico 
  • Provincia: Potenza
  • Telefono: 0972/36095
  • Servizi al pubblico: visite guidate su prenotazione 
  • Costo del biglietto: ingresso gratuito
  • Come arrivare: sulla Strada Statale 93 Potenza-Foggia, uscita Lavello e deviazione per Venosa

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